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Il tipo di pretrattamento influenza la sopravvivenza dei pazienti con melanoma con mutazione V600 del gene BRAF trattati con Vemurafenib


Al momento attuale, gli inibitori della chinasi specifici per la mutazione V600 del gene BRAF rappresentano lo standard terapeutico nel trattamento del melanoma metastatico.
Nonostante l'ampio utilizzo clinico di questi farmaci, i modelli in grado di fornire una previsione degli esiti terapeutici non sono ancora completamente noti.

Lo studio retrospettivo, multicentrico, DeCOG è stato condotto al fine di identificare i fattori predittivi della risposta alla terapia e della sopravvivenza dei pazienti trattati con l'inibitore di BRAF, Vemurafenib ( Zelboraf ).

Lo studio DeCOG ha incluso un totale di 300 pazienti, provenienti da 14 Centri e affetti da melanoma allo stadio IV con mutazione V600 del gene BRAF.

I ricercatori hanno analizzato le informazioni relative ai pazienti, le caratteristiche dei singoli tumori e i regimi di pretrattamento somministrati prima dell'avvio della monoterapia con Vemurafenib.

Dopo un follow-up mediano di 13.0 mesi, la sopravvivenza mediana libera da progressione ( PFS ) è stata di 5.1 mesi, mentre la sopravvivenza globale ( OS ) mediana è stata di 7.6 mesi.

I migliori tassi di risposta alla somministrazione di Vemurafenib sono risultati associati ai livelli sierici di lattato deidrogenasi ( livelli minori o uguali al limite superiore delle concentrazioni di norma versus livelli superiori; P = 0.0000001 ), al performance status ECOG complessivo ( punteggio 0 vs punteggi maggiori o uguali a 1; P = 0.00089 ) e al sottotipo mutazionale di BRAF ( mutazione V600E vs mutazione V600K; P = 0.016 ).

L'analisi multivariata dei dati ha identificato un performance status ECOG complessivo maggiore o uguale a 1 ( hazard ratio, HR = 1.88; P = 0.00005 ), la somministrazione di un pretrattamento immunoterapico ( HR = 0.53; P = 0.0067 ), elevati livelli sierici di lattato deidrogenasi ( HR = 1.45; P = 0.012 ), un'età superiore a 55 anni ( HR = 0.72; P = 0.019 ) e la somministrazione di un pretrattamento chemioterapico ( HR = 1.39; P = 0.036) come fattori predittivi indipendenti della sopravvivenza libera da progressione.

Per quanto riguarda la sopravvivenza globale, sono stati identificati come fattori predittivi gli elevati livelli sierici di lattato deidrogenasi ( HR = 1.99; P = 0.00012 ), un performance status ECOG maggiore o uguale a 1 ( HR = 1.90; P = 0.00063 ), un'età maggiore a 55 anni ( HR = 0.65; P = 0.011 ), la somministrazione di un pretrattamento con inibitori della chinasi ( HR = 1.86; P = 0.014 ), la somministrazione di un pretrattamento immunoterapico ( HR = 0.57; P = 0.025 ), la somministrazione di pretrattamento chemioterapico ( HR = 2.17; P = 0.039 ) e il sesso maschile dei pazienti ( HR = 0.70; intervallo di confidenza [ IC ] 95%: 0.50-0.98; P = 0.039 ).

In conclusione, i risultati dello studio hanno dimostrato che la tipologia del pretrattamento influenza notevolmente il risultato della terapia con Vemurafenib, con la precedente somministrazione di immunoterapia che esercita un effetto positivo sulla sopravvivenza e con la precedente somministrazione di chemioterapia o di inibitori della chinasi che esercitano un effetto negativo sulla sopravvivenza dei pazienti.
Dallo studio è inoltre emerso che il performance status complessivo, i livelli sierici di lattato deidrogenasi, l'età e il sesso del paziente influiscono in maniera indipendente sull'esito della terapia con Vemurafenib.
Questi risultati devono essere quindi presi in considerazione nel futuro allestimento di terapie in sequenza nei pazienti con melanoma positivo per la mutazione V600 di BRAF. ( Xagena2015 )

Ugurel S et al, Ann Oncol 2015; 26: 573-582

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